Certificazione dei vini: differenze tra DOC, DOCG e IGP

L’Italia è uno dei paesi della Comunità Europea che più protegge i suoi prodotti da frodi, manomissioni o appropriazioni indebite. Ciò accade grazie alle certificazioni che valgono a livello europeo. Per quanto riguarda il vino, le certificazioni DOC, DOCG e IGP garantiscono l’aderenza del produttore a uno specifico disciplinare. Ma quali sono le differenze fra le tre diciture?

Sarà capitato a molti di imbattersi in un vino sconosciuto: uno dei plus che incentiva all’acquisto è il marchio eventualmente presente in etichetta. Il particolare bollino rilasciato dal Mipaaf garantisce che la produzione ha seguito tutte le norme contenute in un disciplinare di pubblico dominio: è quindi molto raro che la qualità di questi vini sia veramente scadente.

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Tali certificazioni o marchi sono validi in tutta l’Unione Europea e hanno lo scopo di tutelare il consumatore e i produttori onesti. Tuttavia c’è poca chiarezza sull’utilizzo che si fa degli acronimi. Spesso, impropriamente, si tende anche ad associare la qualità del vino alla certificazione esposta in etichetta, pratica decisamente poco corretta. Partiamo dunque dal primo gradino: la certificazione IGP.

Cos’è la certificazione IGP e come si ottiene?

IGP è un acronimo che sta per Indicazione Geografica Protetta. Si tratta, com’è evidente, di una restrizione territoriale. Per fregiarsi di tale certificazione è necessario che il processo di produzione sia svolto del tutto o in parte nella specifica area geografica. Ciò significa che il disciplinare permette di scindere le fasi di produzione, trasformazione ed imbottigliamento.

Per ottenere la concessione è però necessario documentare una tradizione storica ben radicata nel territorio. La produzione di tale vino deve essere materia comune delle cantine locali e deve essere condiviso un unico metodo di produzione. Accertati tutti i requisiti, è possibile presentare domanda di certificazione al Ministero.

Gli incaricati si occuperanno di svolgere ulteriori verifiche a conferma della documentazione e in caso di esito positivo il disciplinare sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Nell’ottica di un marchio comune europeo, tale pratica viene poi inviata per approvazione alla Comunità Europea, che seguirà un iter analogo. Dopo che l’istituzione ne avrà certificato la correttezza, l’attribuzione della certificazione IGP sarà riportata sulla Gazzetta Europea.

Cos’è la certificazione DOC e come si ottiene?

La certificazione DOC è anch’essa un’indicazione di tipo territoriale. La Denominazione di Origine Controllata è però utilizzata solo per i vini, dal momento che a livello europeo tale dicitura confluisce nei DOP (Denominazione di Origine Protetta). Data la vastità della produzione alimentare italiana, si è preferito utilizzare il marchio DOP per gli alimenti e il marchio DOC per i vini, nonostante confluiscano nello stesso registro di Bruxelles.

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I DOC nascono infatti negli anni ’60 come prerogativa del tutto italiana. Il marchio prevede che tutte le fasi di produzione, dalla vendemmia all’imbottigliamento, debbano essere svolte nell’area geografica di riferimento. Si tratta di una normativa più stringente del disciplinare IGP allo scopo di garantire una filiera d’eccellenza sul territorio.

Per fregiarsi della dicitura DOC, il prodotto deve attraversare la trafila burocratica prima esposta e in più: deve aver ottenuto il marchio IGP da almeno 5 anni e la maggioranza relativa dei produttori deve “rivendicare” tale zona. Se il prodotto è in possesso di tali requisiti, può partire la domanda formale.

Cos’è la certificazione DOCG e come si ottiene?

Il marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) è il più prestigioso e stringente che esista. I vini DOCG sono spesso vere e proprie eccellenze del territorio, riconosciute a livello nazionale e internazionale. Tanto per fare un esempio, alcuni dei DOCG più conosciuti nel mondo sono Chianti DOCG, Barolo DOCG, Brunello di Montalcino DOCG, Greco di Tufo DOCG e così via.

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Oltre a tutti i requisiti per i vini DOC, i DOCG sono sottoposti a costanti controlli organolettici, le bottiglie sono numerate e una commissione di sommelier si occupa periodicamente di verificarne le qualità.

Quindi è la certificazione che fa il vino?

Passati in rassegna i principali marchi e certificazioni è importante ribadire che non è possibile giudicare un vino solo in base ai riconoscimenti ottenuti. A fare la differenza è sempre e comunque la ricerca enologica, la cura nell’imbottigliamento, i processi di produzione artigianali. A volte tale lavoro viene riconosciuto a livello nazionale ed europeo, a volte no. Tale circostanza non aggiunge o toglie valore al lavoro dei vinicoltori. 

Dove trovare vini di qualità?

Uno dei problemi comuni a livello nazionale riguarda l’industrializzazione della produzione per la grande distribuzione. Nei supermercati è sempre più difficile trovare un vino artigianale o comunque prodotto da cantine indipendenti.

Per fortuna grazie a piattaforme come Taste in Sud è possibile riscoprire gli angoli più nascosti del nostro paese tramite il vino. Le nostre Wine Box contengono infatti solo bottiglie selezionate da sommelier esperti: finalmente il consumatore può entrare in contatto con il produttore artigianale senza la mediazione di grandi strutture. Le Wine Box di Taste in Sud alimentano quindi il mercato d’eccellenza del vino e, per la brevità della catena distributiva, hanno prezzi molto competitivi. Scopri ora i nostri piani dedicati!